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martedì 25 settembre 2012

Second Hand - Death May Be Your Santa Claus



SECOND HAND
DEATH MAY BE YOUR SANTA CLAUS
Mushroom Records LP code: MR6
1971


I londinesi SECOND HAND, un nome che sottolinea il loro particolare stile di vita (gli strumenti erano tutti di seconda mano), furono artefici di tre album: un disco di psichedelica piuttosto pesante (REALITY) del 1968, un secondo lavoro uscito però a nome CHILLUM nel 1971 che contiene delle jam session e prove di studio, e questo capolavoro (DEATH MAY BE YOUR SANTA CLAUS) uscito qualche mese prima, nello stesso anno.
Quest’ultimo è anche uno dei capitoli maggiormente interessanti del progressive rock inglese, un vero pezzo da collezione. Principali responsabili del suono dei SECOND HAND erano gli inseparabili Ken Elliott, creativo tastierista con una spiccata propensione per gli esperimenti elettronici, e Kieran O’Connor, batterista e pluri-strumentista sfortunatamente scomparso in giovane età. Completavano la formazione il cantante Rob Elliott, fratello di Ken, e il bassista Gorge Hart che per l’occasione si destreggiava anche ai violini.
La musica contenuta in questo album è una delle più originali del periodo senza tuttavia allontanarsi troppo da alcuni dettami propri del genere progressive. Quasi tutti i brani contenuti nel disco sono legati tra loro a mo’ di suite; si passa quindi da una pomposa e sinfonica “FUNERAL”, con innesti pop, ad una simpatica rivisitazione rock/blues dell’atmosfera sonora natalizia (il brano omonimo). Ammaliante e cadenzata la sinfonia continua con una canzone elaborata (HANGIN’ON AN EYELID) che apre la strada alla lunga e ramificata LUCIFER AND THE EGG, un brano che ricorda vagamente il “Crazy World” di “Arthur Brown” ma con qualche arrangiamento classicheggiante in aggiunta.
La seconda parte dell’album, molto più complessa, viene schiusa da una ecclesiastica melodia all’organo elettrico (CYCLOPS) che come nella migliore tradizione del periodo si fonde perfettamente con basso, batteria ed effetti sonori. Altri tre brani dai contenuti molto sperimentali riempiono, assieme ad un ritorno del brano omonimo, il secondo lato del vinile originale.
Si potranno ascoltare voci alterate da distorsioni elettroniche e deflagrazioni improvvise in SIC TRANSIT GLORIA MUNDI, sibili sintetici su armonie estremamente lugubri in REVELATION CH.16VS.9-21, sequenze cibernetiche sovrastate da improvvisazioni ai sintetizzatori in TAKE TO THE SKIES, e per finire un arrangiamento diverso della già citata DEATH MAY BE YOUR SANTA CLAUS.
Nel complesso, un vero miscuglio multiforme ma di portentoso ed originale gusto creativo. Elliott ed O’Connor furono insieme anche nel 1974/1975 nel progetto denominato “Seventh Wave”, un duo con due album all’attivo (uno solo di rock progressivo): “Things To Come” che riprende molti aspetti musicali di “Death May Be Your Santa Claus” ma li rielabora in maniera più sinfonica con ampi spazi concessi alle tastiere del primo e agli strumenti acustici del secondo. In seguito O’Connor muore ed Elliott inizierà una lunga carriera come compositore e musicista per la televisione.





lunedì 24 settembre 2012

Gershon Kingsley & The First Moog Quartet



GERSHON KINGSLEY
FIRST MOOG QUARTET
Audio Fidelity
1970



Gershon Kingsley - Music To Moog



GERSHON KINGSLEY & THE MOOG SYNTHESIZER
MUSIC TO MOOG
Audio Fidelity
1969






Silver Apples - Contact



SILVER APPLES
CONTACT
Kapp/MCA Records
1969






Tom Ware - The Fourth Circle



TOM WARE
THE FOURTH CIRCLE
Sky Records 098
1985








White Noise - An Electric Storm



WHITE NOISE
AN ELECTRIC STORM
Island Records ILPS 9099
1969






Lothar And The Hand People - Space Hymn



LOTHAR AND THE HAND PEOPLE
SPACE HYMN
Capitol LP code 247
1969

 
I "Lothar & the Hand People" erano una beat-band a cinque elementi di Denver (Colorado) costituitasi nel 1966 grazie al tastierista Paul Conly e al cantante newyorchese John Emelin; si differenziavano però da tutte le realtà psichedeliche americane dell'epoca per l'uso bizzarro e anticipatore di certa elettronica stravagante, distante dall'accademicità di Cork Marcheschi e Joseph Byrd, maggiormente avvinta ai viaggi chimici e al "Flower Power".
Furono tra l'altro i primi nel rock ad utilizzare un sistema di sintesi sonora marchiato Moog, nel 1968 Walter Carlos stava ancora lavorando a "Switch On Bach", l'album pubblicitario del nuovo mezzo elettronico, e i "Lothar & the Hand People" possedevano già un piccolo esemplare di assemblato modulare fornitogli dallo stesso Robert Moog, questo era pilotato tramite un ribbon controller da Paul Conly.
Un altro strumento elettronico utilizzato invece dal cantante John Emelin era un Theremin, commercializzato in America sempre da Robert Moog, si tratta di una scatola contenente alcuni circuiti con due antenne che spuntano dal cruscotto, una lineare e l'altra ad anello; muovendosi davanti al Theremin lo strumento produce una gamma di frequenze sonore variabili per modulazione ed altezza. Ideato negli anni '20 da uno scienziato russo di nome Leon Theremin, visse momenti di gloria negli anni '40 e '50 durante i quali veniva utilizzato per creare effetti sonori nei film horror (fantasmini e altri suoni del tipo "dischi volanti"). A livello popolare il Theremin era stato rilanciato dai "Beach Boys" che ne avevano fatto buon uso in "Good Vibrations"; i "Lothar… " andarono oltre promuovendo la strana scatoletta a sesto elemento (Il Lothar) e facendola divenire una vera e propria attrazione da circo durante i plateali concerti del 1966 e del 1967. Sparsero in giro anche le voci che lo stesso Leon Theremin avesse consegnato nelle mani del nonno di Conly la sua incredibile invenzione dopo essere fuggito dalla Russia di Stalin e che dopo decenni di soffitta i ragazzi si fossero decisi a spolverarla per farla divenire membro onorario del gruppo.
Nel 1967 la band, formata dai già citati Conly ed Emelin, unitamente al batterista Tom Flye, al bassista Rusty Ford e al chitarrista Kim King, si spostò nella feconda terra delle avanguardie che era New York City, qui firmarono il contratto con la "Capitol Records" e pubblicarono tre singoli poco convincenti. Nell'LP del debutto chiamato semplicemente "Presenting… Lothar & the Hand People" le canzoni risultano meno inflazionate e scontate con qualche buona cover ed un sound generale che richiama i "Chocolate Watchband".
Fu con il secondo disco che i cinque catalizzarono tutte le loro più geniali ispirazioni in fatto di musica elettronica e rock psichedelico; "Space Hymn" venne pubblicato sempre dalla "Capitol" e contiene una sorprendente, per l'epoca, coniugazione di suoni spaziali e canzoncine beat (Today, is only yesterday's tomorrow). Fece scalpore anche a livello radiofonico la bellissima sonata al piano di "Wedding night for those who love" con blip, blop, blup ed echi spazio temporali, senza contare il viaggio stratosferico di "Space Hymn" con stasi mantrica di synth, sitar visionari e voce recitante allucinata, il tutto eccellentemente in anticipo di un paio d'anni sulla scena “space prog”.
I contenuti sono talmente variegati da incorporare anche una ballata blues in stile "East Coast" (Sister Lonely), una "sergentiana" ballata alla "Pepper's Beatles" (Sdrawkcab) il tutto sempre arricchito dai fantasmagorici effetti del Theremin e da qualche azzardata manovra con i nastri magnetici. Dopo una cover del successo R&B "Heat Wave" c'è dell'altro pop seducente con tastiere elettroniche e sintetizzatori in bella vista in "Say, I Do!" e in "What grows on your head?".
Dopo altri due singoli usciti nel 1969, Conly entrò all'Università di Harvard dove contribuì all'allestimento del primo studio di computer music in America mentre della band si persero completamente le tracce.


Fifty Foot Hose - Cauldron



FIFTY FOOT HOSE
CAULDRON
Limelight LP code IS86062
1968


Cork Marcheschi, appassionato di musica d'avanguardia e di strumentazione elettronica, fu uno dei personaggi più rappresentativi del rock sperimentale americano della seconda metà dei '60; da prima con la cacofonica band degli "Ethix" ed in seguito con i "50 Foot Hose" di David Blossom.
Gli "Ethix" erano stati una delle realtà musicali più sperimentali in assoluto della San Francisco dei party caleidoscopici; formati da cinque ragazzi, tre dei quali di lontane origini italiane, avevano contribuito a dilaniare la psichedelia californiana con rumori elettronici inauditi ricavati per la maggiore da chitarre distorte, primordiali effetti elettronici, microfoni e giochi ai nastri magnetici.
Indimenticabile il loro singolo uscito nel 1967 in tiratura promozionale per la "Mary Jane" di san Francisco (n. cat. NA105, solo 45 giri) contenente la cacofonica e disgustosa "Bad Trip", uno dei brani più oltraggiosi della storia del rock.
Di tutta altra forma il progetto elegantemente imbastito da David Blossom con il chitarrista e cantante Larry Evans, con il percussionista Kim Kimsey, con il bassista Terry Hansley, con la moglie cantante Nancy e con lo stesso Marcheschi. Anche David, che in origine era chitarrista, si dilettò con l'elettronica infatuato com'era da tutte le stravaganti apparecchiature elettroniche di Marcheschi e soprattutto dagli strani suoni che ne uscivano. Dopo un paio di concerti a New York e Chicago arrivò il loro unico indimenticabile disco; "Cauldron" uscì per la "Limelight" succursale della "Mercury" nel 1968.
Sin dal primo ascolto si nota una musica psicotica che anticipa per molti versi il blues cosmico di fine anni '60 e ci si rende conto come questi fossero veramente dei pionieri della musica elettronica popolare. Questo rese senza ombra di dubbio un contributo importante alla storia del rock psichedelico statunitense; i brani risultano pesantemente influenzati dal modern jazz e dai passaggi ambigui della chitarra blues di Blosson mentre la voce di Nancy sottolinea le parti più psicotiche del disco.
L'approccio leggero delle pieces jezzate viene violentemente deturpato dai suoni elettronici creati da Marcheschi con i suoi stranissimi apparati, tra questi un sintetizzatore Buchla e due Theremin. Così i brani più notevoli "If Not This Time" e "The Things That Concern You", rifiniti sempre con spaziali effetti sonici, si alternano a quelli solamente elettronici "And After", "For Paula" e i due "Opus".
Dall'acida "Red The Sign Post" si passa alla lunga sperimentazione atonale di "Fantasy" e all'alienazione deflagrante di "Cauldron", il pezzo in assoluto più sperimentale. I "50 Foot Hose" si conquistarono all'epoca un posto di prestigio all'interno del pop contaminato elettronicamente assieme agli "United States Of America", anch'essi guidati da una voce femminile e appassionati di scatolette cibernetiche.
Negli anni '90 Marcheschi riformò la band per alcune esibizioni live ma con altri componenti, l'apice di questa nuova formazione venne raggiunto con il concerto alla "Bottom of the Hill" del 1995, lo stesso è fortunatamente assaporabile in CD, pubblicato dalla "Captain Trip Records" giapponese con il titolo "Live & Unreleased".
Per l'occasione Marcheschi tornò a esibirsi con i primordiali apparti elettronici di quegli anni e con una sega circolare.


Silver Apples - Silver Apples



SILVER APPLES
SILVER APPLES
Kapp/MCA Records
1968


"Silver Apples" sono un duo americano avanti nel tempo che, assieme ai "White Noise", "50th Foot Hose" e "Red Krayola", furono i primi a contaminare il rock d'elementi provenienti da rudimentali apparati cibernetici e da diavolerie tecnologiche.
Il rock elettronico è di fatto un'invenzione americana scaturita dal correntone psichedelico della West Coast, lo diceva anche quella buon'anima di Konrad Plank quando, intervistato sul fenomeno Kraftwerk che lui stesso aveva contribuito a lanciare, ammise che gli americani erano stati un ottimo punto di partenza per molti gruppi elettronici tedeschi della prima ora. Il percussionista e batterista Dan Taylor con il misterioso Simeon Cox, denominati "Silver Apples", si mettono a giocare con il rock nel 1968 quando registrano e fanno pubblicare dalla "Kapp Records" un capolavoro ormai dimenticato, l'album omonimo "Silver Apples" appunto.
Gli unici strumenti canonici ivi utilizzati sono la voce, il flauto, la batteria e le percussioni; tutti gli altri suoni vengono ricavati da un apparato elettronico formato da 9 oscillatori pilotati tramite 86 controlli manuali ed oscillatori a bassa frequenza. Il controllo in tensione è affidato ad una serie di "voltometri" le cui lancette segnalano l'altezza cromatica dei suoni; il principio è all'incirca quello di un sintetizzatore ma senza tastiera, all'epoca i synth come noi li intendiamo erano ancora lungi da venire in ambito popolare e solamente pochi eletti, Water Carlos su tutti, avevano potuto lavorare su di un Moog prima serie.
La loro opera prima è tanto ingenua quanto avanti nel tempo; nove brani costruiti su di un modello per loro abbastanza standardizzato, ritmica meccanica e pulsante, spesso tribale, basso ipnotico ricreato tramite una sorta di arpeggio elettronico, mai più di quattro oscillatori dedicati a quest'ultimo con sciftaggio di tempo e di nota. Gli altri generatori sonori vengono tutti impegnati per rumori, sibili, movimentati fraseggi armonici e suoni disparati. La voce di Simeon e Taylor funge da melodia sulle liriche del poeta Stanley Warren. Ecco quindi "Oscillations" un inno all'elettronica, "Seagreen Serenades" un archetipo della techno music (incredibile ma vero: 40 anni fa!), "Program" con sintonia radio a onde corte che captano gli speaker di tutto il pianeta su ritmo cibernetico, "Whirly-Bird" un bluegrass acido ed elettrico, molti altri brani tutti di media talmente movimentati da indurre la danza ad eccezione di "Dust" e "Misty Mountain", i più oscuri e riflessivi.
L'anno successivo i "Silver Apples" ci riprovano con "Contact" (stampato sempre dalla Kapp Records); in questo caso la musica è maggiormente ostica, con un set-up allargato a qualche strumento acustico in più che fa il verso alla psichedelia americana del periodo.
Un terzo album "The Garden" rimase inedito all'epoca e solamente di recente è stato proposto postumo in CD.
Nel 1996 Simeon apre una personale etichetta discografica, la "Whirlybird", tramite la quale propone recenti opere dell'ingegno elettronico, tra queste il capolavoro "Beacon" e una collaborazione con i "Sonic Boom". 



sabato 22 settembre 2012

Curved Air - Second Album



CURVED AIR
SECOND ALBUM
Warner Bros
1971


Gli inglesi CURVED AIR vengono spesso elogiati, assieme ai “The Nice”, per esser stati i primi a contaminare il pop d'influssi classicheggianti; la cosa non è propriamente esatta in quanto il loro primo album (AIR CONDITIONING del 1970) resta fedele ai dettami del rock canonico ad eccezione del brano “Vivaldi”. Le sinfonie di Vivaldi vengono in questo caso sormontate inizialmente da percussioni grottesche mentre il violino guida, tendendo allo sdoppiamento, lacera il tessuto sonoro; gli effetti applicati alla chitarra conferiscono alla piccola sinfonia un struttura d'ingenua sperimentazione che naufraga in una sorta di frastornante rumore, l'andante riprende fiato e Vivaldi continua a riempire la scena portando il brano alla conclusione.
Soltanto a partire dal secondo disco, nel 1971, i Curved Air approfondiscono le tematiche sinfonico romantiche sfruttando a pieno le doti acustiche di Darryl Way, quelle elettroniche di Francis Monkman e quelle canore di Sonja Kristina, che intraprenderà anche la carriera pop utilizzando sempre la denominazione CURVED AIR.
Dopo il successo mondiale riscosso dal primo disco, il secondo passò quasi inosservato al di fuori della terra natale. Strano perché questo “Second Album” risulta addirittura più particolare, originale e perfettamente in tema con il nuovo rock progressivo, rispetto al precedente. Darryl Way e Francis Monkman si spartirono i brani, ecco che quelli contenuti nel primo lato furono composti e scritti da Way e dalla cantante Kristina. I brani del secondo lato sono opera invece del tastierista Monkman che conferisce comunque a tutti i pezzi un’ombra di sgargiante sperimentazione.
Già dalla prima “Young Mother” s’intuiscono le novità stilistiche dei Curved Air; arrangiamenti veloci fra pop progressivo, jazz e rock, lunghe parti strumentali con assoli al sintetizzatore, effetti elettronici e la soave voce femminile della cantante che si ritaglia dei lembi musicali per donare la sua limpida bellezza vocale.
“Back Street Luv” è chiaramente d’impostazione rock anche se la chitarra elettrica viene filtrate dal sintetizzatore, la canzone è piuttosto accattivante e conquista un quinto posto nelle classifiche inglesi del periodo. Il violino di Way è nuovamente presente, dopo le banali arie di Vivaldi del disco precedente, nella classicheggiante “Jumbo”; You Know è un blues elettrificato mentre “Puppets” chiude il primo lato con un ritmo minimale di piano stratificato.
Le parti più complesse ed interessanti sono comunque quelle del secondo lato del vinile; il violino è nuovamente in primo piano, come anche l’elettronica e i sintetizzatori, non ultima la voce di Sonja Kristina che segue la musica in piroettanti sali scendi classicheggianti ed elettro-acustici. 

Airconditioning (1970)


2nd Album (1971)


Phantasmagoria (1972)

Cluster - Sowiesoso



CLUSTER
SOWIESOSO
Sky Records LP 005
1976


Dopo le uscite sperimentali di CLUSTER 1 (Philips) e CLUSTER 2 (Brain), il duo tedesco composto da Hans Joachim Roedelius e Dieter Moebius, decise di ammorbidire i tratti somatici della loro opera musicale.
Vennero pubblicati due album decisamente avvicinabili rispetto a quelli precedenti. Il primo, intitolato ZUCKERZEIT, venne pubblicato nel 1975 dalla Brain Records e si compone di minuetti elettronici che ricordano vagamente i Kraftwerk di “Ralf Und Florian”, tuttavia la musica del duo cercava una propria direzione stilistica che finì per condurli ad un disco totalmente innovativo. SOWIESOSO, pubblicato quindi nel 1976 dalla Sky Records di Amburgo, si sposta drasticamente in un territorio musicale inesplorato. E’ di fatto il primo disco di musica “ambient” lontana dalla magniloquenza della “musica cosmica” e dalla sperimentazione elettronica fine a se stessa.
I Cluster approfondiscono nel disco un discorso minimale fatto prevalentemente di soavi suoni elettronici e pianoforte. Le musiche risultano quindi morbide e riflessive, suadenti e bucoliche; anticipando di qualche anno la musica del Brian Eno minimal-elettronico. A tal proposito ricordo che lo stesso Eno collaborò con Moebius e Roedelius durante il suo soggiorno berlinese. Ne abbiamo testimonianza nei capolavori CLUSTER & ENO e AFTER THE HEAT che uscirono rispettivamente nel 1977 e nel 1978.

SOWIESOSO '76



CLUSTER & ENO '77


AFTER THE HEAT '78
 

GROSSES WASSER '79

Cluster - Cluster 1971



CLUSTER
CLUSTER
Philips (Germany) LP 6305 074
1971

 
I Cluster furono una delle realtà più importanti di tutta la scena elettronica tedesca, nel 1970 registrarono assieme a Konrad Schnitzler un paio di album accreditati a Kluster, si tratta di lavori che sperimentano il connubio tra il suono elettro-acustico e la voce; nel 1971 liberatisi di Schnitzler inglesizzarono il nome in Cluster e pubblicarono l'album omonimo.
Ogni disco del duo Dieter Moebius (austriaco di nascita) e Hans-Joachim Roedelius (fuggitivo della Germania dell'Est) è un'opera da scoprire; pur rimanendo in ambito elettronico sono sempre pochi i riferimenti personali che i due si portarono appresso nel corso degli anni. Con questo primo album furono i primi assieme a Tangerine Dream e Klaus Schulze a fare “musica cosmica” interamente eseguita con gli apparati elettronici, con il secondo "Cluster2" coniarono la musica industriale, con "Zuckerzeit" si divertirono a ricreare bozzetti electro-pop vicini a quelli dei Kraftwerk, senza parlare dei lavori a nome Harmonia che anticiparono la musica ambient e delle collaborazioni con Brian Eno all'interno delle quali toccarono picchi artistici altissimi.
L'album "Cluster" venne registrato ad Amburgo con l'apporto non solamente tecnico ma anche artistico del grande Conny (Conrad) Plank; sono tre suite senza titolo di puro rumore elettrico eseguito da quello che verrà definito in seguito da Brian Eno, il "non musicista" e cioè un tecnico privo di cultura musicale ma dotato di genio creativo.
I due improvvisarono il loro rumore con il semplice ausilio di due organi, una slider-guitar, alcuni oscillatori audio, filtri e circuiti quali distorsori e feedback; il risultato suona molto cosmico ma con accese differenze rispetto alle stasi liquide dei Tangerine Dream. Opera ambient violenta e radicale quindi, graffianti sibili astrali che trapassano il cervello con cadenza perdurante, il primo movimento inizia in questo modo e si costruisce lentamente quasi a voler accompagnare lo scorrere del sangue nelle tempie tra gli sciami galattici delle comete, gli occhi tra le visioni grandangolari della fecondazione universale tra stelle che scoppiano, i magma ribollenti e gli oggetti non identificati che sfrecciano uno dopo l'altro senza sosta; è un connubio infinito di suono psicoattivo e di immagini estreme. Dopo la cosmogonia flotte di asteroidi sviluppano un ordine armonico che assiepa il caos, ma nel terzo movimento i sistemi che costituiscono l'ordine universale si scontrano nuovamente; molto più morbidi gli echinodermi ritornano a fondersi con immane possanza, è una mistura nuovamente caotica di masse in movimento e di tempo deformato, aleatoricamente il tutto si dirige verso l'annientamento degli elementi e la linearità del nulla.
I Cluster sono stati quindi dei pionieri e la loro opera prima una profezia della moderna musica elettronica; l'album venne ristampato nel 1980 dalla Sky Records come Cluster 71, tutte le ristampe in CD conservano nel titolo il 71.

Cluster Same (1971)

Cluster Re-Issue (1980)


Cluster II (1972) Brain/Metronome


Cluster Zuckerzeit (1975) Brain/Metronome


Clearlight Symphony - 1975



CLEARLIGHT
CLEARLIGHT SYMPHONY
Virgin LP V2029
1975

I "Clearlight Symphony" erano un progetto da studio del tastierista francese Cyrille Verdeaux e del chitarrista Christian Boule, una delle prime prog band francesi a varcare i confini e ad imporsi a livello internazionale soprattutto in Inghilterra dove la giovane etichetta "Virgin Records" si trovava in affannosa ricerca di band atipiche da mettere sotto contratto.
Verdeaux fu uno dei maggiori esponenti del “filone cosmico” in terra francese, già con la band dei "Barricade" durante i primi anni '70. Nel 1975 il tastierista firmò quindi un contratto discografico con la "Virgin" per un paio di album inglesi e uno riservato al mercato francese. Il primo album venne pubblicato omonimo nel 1975, alle registrazioni parteciparono due diverse formazioni come due risultano le composizioni strumentali di circa venti minuti ivi contenute.
Il primo movimento venne registrato nello studio privato di David Vorhaus, lo sperimentatore americano emigrato in Europa all'epoca del progetto "White Noise" da lui stesso diretto; i suoni elettronici riflettono quindi anfratti climatici cibernetici, viaggi cosmonautici e rumorosismi metropolitani. Alla chitarra direttamente da Canterbury Steve Hillage, al sassofono Didier Malherbe e ai sintetizzatori addizionali Tim Blake dei "Gong". La suite è una ascesa cosmica leggermente melodica con qualche richiamo ai "Tangerine Dream", si sviluppa in varie fasi con lo stesso comune denominatore; dopo un intermezzo molto sperimentale generato da un'accozzaglia di rumori elettronici il piano di Verdeaux getta la struttura base sopra alla quale si muovono disinvolte le chitarre spaziali di Hillage. Ancora corali sintetici e rari momenti di quiete pianistica piuttosto classicheggiante e per finire un feeling etnico con percussioni orientali, piano minimale, sintetizzatori sibilanti ed echi raschianti.
Nel secondo movimento oltre a Verdeaux alle tastiere e ai synth, troviamo Christian Boule alla chitarra elettrica e Martin Isaacs al basso, in aggiunta il percussionista/batterista dei "Lard Free" Gilbert Artmann. La musica è ancora spaziale, unisce il rock sinfonico inglese alle sonorità della seconda ondata cosmica tedesca, quella meno austera. Le orchestrazioni sono tutte a base di tastiere, molto piano e organo, suoni elettronici generati da potenti sintetizzatori analogici come l'ARP 2006 e il VCS 3, il tutto miscelato con affiatamento in oltre venti minuti di musica che spazia dal jazz-rock spaziale al romanticismo dei temi alla Debussy.
Dal secondo album "Forever Blowing Bubbles" il nome della band venne accorciato in "Clearlight", si organizzarono altre partecipazioni illustri ma il sound si stabilizzò verso un rock elettronico meno space è più prog; Verdeuax ritornò alle atmosfere mistiche solamente con i lavori solisti pubblicati dopo il trasferimento negli USA, soprattutto le cassette pubblicate durante gli anni '80 dalla "Fortuna" a base di musica cosmica sullo stile di Manuel Goettsching.





THE SECOND "UK" ALBUM